L’obiettivo

COSTITUZIONE COMITATO SOCI BANCA VALSABBINA

Sono passati pochi mesi dall’Assemblea soci di approvazione del bilancio di esercizio 2015 di BANCA VALSABBINA, era il trenta aprile di quest’anno, quando alla presenza di circa 1.700 soci (in proprio o per delega) il Consiglio di Amministrazione propose la riduzione del valore di recesso delle azioni da 18 a 14 euro e la quotazione del titolo sul mercato HI-MTF.

Una riduzione inattesa per la quasi totalità dei soci considerato che da qualche anno le poche voci di dissenso che esprimevano dubbi sul valore della quotazione venivano bruscamente zittite dagli organi direttivi.

Sono passati pochi mesi che si sono rilevati pesanti come macigni per i 40 mila azionisti/risparmiatori che hanno progressivamente assistito a sviluppi ed accadimenti inattesi che hanno evidenziato ulteriori notevoli criticità:

a – la progressiva riduzione del prezzo di scambio del titolo azionario che è arrivata in pochi mesi a 4 euro che, in termini percentuali, corrisponde all’80% di perdita nel giro di 6 mesi;

b – la persistente illiquidità del titolo che, dopo quasi due anni in cui i tempi di attesa per coloro che volevano vendere le azioni si erano progressivamente allungati, continua a non far incontrare domanda ed offerta bloccando di fatto ordini di vendita per centinaia di migliaia di azioni a fronte di pochi ordini di acquisto;

c – una diffusa sensazione di “rimozione del problema” con la discrasia fra il quotidiano vissuto (soprattutto in Valle Sabbia) di azionisti/risparmiatori che esprimono (risulta anche presso le stesse agenzie della banca) la propria insoddisfazione e delusione ed un “silenzio” istituzionale da parte degli Organi societari e da parte dei principali organi di stampa provinciali;

d – la notizia dell’avvio di indagini giudiziarie su operazioni correlate con la Cassa di Risparmio di Ferrara (una delle quattro bad bank tristemente famose a livello nazionale) per operazioni di acquisizioni azionarie reciproche;

e – le dimissioni, anomale a pochi mesi da un considerevole rinnovo del CdiA, del Presidente Soardi immediatamente sostituito non da uno degli altri nove consiglieri ma dall’ex Direttore Generale contestualmente cooptato nel Consiglio e quindi privo, nel suo operare, della legittimazione che solo l’Assemblea dei soci può dare agli organi societari;

f – la turnazione nei ruoli direttivi di alcune agenzie dei funzionari preposti che negli anni hanno gestito con professionalità la crescita della banca (a cui anche in questo momento difficile va il nostro apprezzamento) e che sarebbe oggi ingiusto e negativo considerare come i responsabili di un collocamento diffuso del titolo che evidentemente, proprio per le sue dimensioni qualitative e quantitative, sta nelle decisioni degli organi direzionali;

g– la comunicazione da parte di uno studio legale del tentativo di avvio di una class action nei confronti della Banca stessa nella presunta convinzione che la stessa possa risolvere i problemi degli azionisti stessi;

h – la diffusione della lettera al socio con i risultati della Semestrale al 30/06/2016 che evidenzia un progressivo deterioramento delle marginalità operative e delinea uno scenario di sviluppo (l’acquisizione di sette sportelli di una banca che non ha certo brillato per correttezza commerciale) in netto contrasto con le quotidiane riflessioni sui giornali specializzati in ordine all’eccessivo numero di sportelli e dipendenti che affligge il sistema bancario italiano.

In un clima di malcontento diffuso che sembra però non trovare riscontro presso i vertici della banca gli interventi critici hanno trovato scarsa eco sugli organi di informazione tradizionali (con l’eccezione dell’inserto bresciano del Corriere della Sera che sta ponendo una particolare attenzione alla vicenda).

Maggiore interesse hanno invece riservato i quotidiani telematici bsnwes.it e vallesabbianews.it che con la pubblicazione di lettere ed interventi, nonché dei relativi commenti, hanno avviato un dibattito “sommerso” ma significativo sulle criticità gestionali qui richiamate.

E’ per far emergere in modo costruttivo e propositivo questo dibattito, trasformando mugugni ed intemperanze in proposte e soluzioni che proponiamo la costituzione del COMITATO SOCI DELLA BANCA VALSABBINA.

Un Comitato che nasce sulla semplice convinzione che gli interessi dei soci/risparmiatori coincidono con quelli della Banca e che l’obiettivo per tutti è riprendere efficienza, efficacia ed economicità della gestione dell’istituto, consolidando il ruolo del socio/risparmiatore in una nuova dimensione che permetta di far riacquistare alla partecipazione azionaria un valore equo e coerente con le dimensioni della società.

Un Comitato che vuole togliere il confronto sui programmi di sviluppo della Banca dai circoli di potere (effettivo o presunto poco importa) ristretti, dalle osterie di paese o dalle aule dei tribunali per riportarlo, in modo serio e costruttivo, nel suo ambito istituzionale: l’ASSEMBLEA DEI SOCI.

Qui si evidenzia una criticità sostanziale per una società che si definisce “Popolare” ma che nella realtà presenta nel suo Statuto una serie di norme che limitano il potere di azione dei soci. Infatti l’art. 21 prevede che l’Assemblea venga convocata “quando ne è fatta domanda da almeno un decimo dei Soci”; sostanzialmente servono le firme di 4 mila soci (più del doppio dei soci normalmente presenti in assemblea negli ultimi anni) e, come se non bastasse, le firme devono essere autenticate a norma di legge o da funzionari delegati dalla Banca.

Crediamo che questa “blindatura” renda improponibile qualsiasi ipotesi di convocazione “statutaria” da parte degli azionisti ma siamo altresì convinti che un Consiglio di amministrazione che rispetti, nei fatti e non solo a parole, il ruolo dei soci non potrà prescindere da una richiesta di convocazione costruttiva, motivata e supportata da un adeguato numero di adesioni.

Per questo motivo il Comitato chiede a tutti i soci di sottoscrivere l’adesione alla richiesta di convocazione di una ASSEMBLEA ORDINARIA PROGRAMMATICA che abbia come obiettivo l’esame di proposte articolate funzionali al programma che vogliamo condividere con tutti gli azionisti che aderiranno al nostro progetto.

Un progetto che si propone alcuni obiettivi funzionali:

a – salvaguardare il ruolo di banca del territorio di BANCA VALSABBINA recuperando il rapporto fra clienti/soci e istituto bancario;

b – respingere i tentativi di trasformare la difficoltà nella gestione del mercato azionario, peraltro condivisa da altri istituti di credito, in una battaglia legale controproducente per gli interessi degli azionisti/risparmiatori e della Banca;

c – sviluppare le azioni necessarie per fermare il progressivo deterioramento del valore del titolo promuovendo la consapevolezza che vendere agli attuali valori corrisponde ad un depauperamento del proprio patrimonio;

d – sviluppare le azioni opportune per ripristinare, certamente non nel breve periodo ma comunque in tempi accettabili, una valutazione del titolo adeguata rispetto ai valori patrimoniali di BANCA VALSABBINA.

Quest’ultimo obiettivo, di più ampio respiro, richiede l’attivazione di procedure di confronto fra i soci sui aspetti fondamentali della società: piano industriale, governance societaria e trasformazione in società per azioni ordinaria.

E’ proprio su quest’ultimo tema, fondamentale per lo sviluppo delle politiche industriali della banca e quindi per le possibilità di ripresa del valore azionario, che l’assemblea dei soci deve essere convocata per una analisi preliminare funzionale alla assunzione di decisioni (che richiedono poi tempi e formalità diverse) condivise da tutti i soci.

Perché se è vero che sono i soci che “contano” i tempi e gli argomenti della discussione non possono essere determinati dal solo Consiglio di amministrazione che deve avere il coraggio di affrontare in assemblea, senza limiti e precondizionamenti, le proposte avanzate dai soci.

La trasformazione in società per azioni ordinaria, rinunciando al voto capitario disgiunto dal numero di azioni possedute, è una scelta difficile che va però affrontata e decisa ora. Proprio perché se è vero, come dice da millenni il Libro dell’Ecclesiaste, che “c’è un tempo per ogni cosa” quello che stanno vivendo tutti i soci di BANCA VALSABBINA è un tempo che richiede necessariamente dei cambiamenti.

Niente potrà restare come prima. I soci potranno decidere se trasformarsi in banca ordinaria, con diritti di voto diversificati, o conservare il voto capitario analizzando gli elementi positivi e negativi delle diverse proposte. Quello che è certo è che, con 40 mila soci, se la banca vuole conservare la sua struttura di popolare deve definitivamente cessare il tempo degli organi direzionali autoreferenziali che si rinnovano solo per raggiunti limiti di età con il sistema della cooptazione più tipico dei regimi totalitari che di quelli democratici. E’ l’intero Statuto che va rivisto non per inserire, come nell’ultima assemblea, l’incarico di presidente onorario ma per garantire, senza inutili formalismi, la partecipazione dei soci alla determinazione della governance e delle strategie societarie.

C’è un tempo per tacere ed un tempo per parlare” e noi abbiamo scelto di parlare, per dare voce a chi chiede rispetto e considerazione per le difficoltà di coloro che, senza avere mai perseguito avventure finanziarie, vedono ora dissolta una parte considerevole del loro patrimonio.

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(nota: testo pubblicato in forma integrale su BsNews il quotidiano di Brescia)