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Banca Valsabbina, le nostre preoccupazioni sul titolo

novembre 23, 2016 / Comitato Soci Valsabbina / Comunicati stampa, News

Il Comitato Soci parla di situazione anomala sulla gestione degli scambi azionari e invita i vertici dell’istituto di credito a ricorrere “ove necessario, anche alle opportune segnalazioni alle Autorità di vigilanza e di tutela del risparmio”. Nel frattempo è stata fissata la prima riunione pubblica del Comitato degli azionisti, che si terrà giovedì 1 dicembre all’Auditorium Comunale di Gavardo di via Quarena 8.

Abbiamo accolto con soddisfazione la ripresa del valore di scambio delle azioni della Banca con un prezzo fissato, nell’ultima asta del 18/11/2016, in 6,60 euro contro i 4,60 euro di minimo toccato nel corso di ottobre. Si tratta però di una soddisfazione relativa dato che il prezzo di vendita, e di acquisto per i nuovi azionisti, era fino ad aprile determinato in 18 euro.

Verificando settimanalmente l’andamento delle quotazioni emergono alcune considerazioni e dubbi che, in assenza di indicazioni o spiegazioni da parte della Direzione della Banca, ci permettiamo di evidenziare. Dall’inizio della quotazione sul mercato Hi-Mtf, avvenuta il 18/07/2016, sono trascorse 18 settimane in cui solo 9 volte la contrattazione si è svolta determinando un prezzo e un quantitativo di scambio. Per 9 volte l’asta è saltata, in una prima fase per eccesso di ribasso, poi per un eccesso di rialzo (il mercato Hi-Mtf annulla la contrattazione qualora il prezzo teorico d’asta determini uno scostamento inferiore o superiore del 10% rispetto all’asta della settimana precedente).

Nella fase di discesa del prezzo, a fronte del ripetersi di offerte anomale, la stessa Direzione della Banca aveva stigmatizzato l’intento speculativo di queste offerte evidentemente finalizzate a far scendere rapidamente il valore del titolo, ed era più volte intervenuta sollecitando i soci a non vendere in presenza di prezzo del titolo “totalmente avulso dal valore e dalla reale consistenza patrimoniale della banca”. Analoga situazione, ma di segno opposto, si sta ripetendo in queste settimane, con l’asta del 4 novembre annullata a fronte di un valore teorico d’asta superiore al massimo consentito.

Situazione che si sarebbe potuta ripresentare nelle ultime due aste in quanto il prezzo teorico d’asta dei primi giorni risultava superiore al massimo consentito; solo successivi interventi nella formulazione delle offerte (con dinamiche non rilevabili da semplici osservatori esterni alle variazioni quotidiane del mercato Hi-Mtf) hanno ricondotto rispettivamente a 6,0 e 6,6 i valori d’asta permettendo la conclusione delle transazioni.

L’andamento del prezzo rischia di essere oggetto di oscillazioni controproducenti per la quasi totalità degli azionisti che hanno sottoscritto il titolo in una logica di risparmio e di conservazione del valore. In una prospettiva di tutela degli azionisti-risparmiatori il Comitato chiede quindi agli organi direttivi della Banca di rilevare puntualmente, dove possibile, le cause di queste offerte anomale ricorrendo, ove necessario, anche alle opportune segnalazioni alle Autorità di vigilanza e di tutela del risparmio.

E’ infatti evidente che se l’attuale situazione di quotazione ufficiale non risponde alla situazione patrimoniale della Banca (come emerge dai bilanci sottoposti all’approvazione dei soci e come affermato dai vertici aziendali) i soci-risparmiatori hanno il diritto di verificare che le azioni della banca siano finalizzate alla rivalutazione del titolo.

Se è vero che la diffusione del titolo azionario ha obbligato la società a quotarsi su un mercato regolamentato e trasparente è altresì evidente che la scelta del mercato HI-MTF SPA ha evidenziato notevoli criticità. Si tratta infatti di un mercato sul quale risultano quotati 6 titoli azionari di cui solo 2 (Banca Valsabbina e Banca Sella) oggetto di compravendita negli ultimi tre mesi; un mercato regolamentato certo che però non ha portato alcun ampliamento del mercato di riferimento del titolo aumentandone, come era auspicabile, la maggior liquidabilità.

Infatti nelle 19 settimane di gestione risultano scambiate solo 741 mila azioni (se non ricordiamo male c’è stato un momento, prima dell’assemblea di aprile di riduzione del valore del titolo e di quotazione sul mercato Hi-Mtf, in cui erano presenti ordini di vendita per circa 3 milioni di pezzi) a fronte però di acquisti per 200 mila (nella fase iniziale di discesa) e vendite per 135 mila pezzi (nelle tre settimane di risalita) direttamente effettuati, come precisato sul suo sito, dalla Banca stessa.

Riteniamo pienamente condivisibile l’intervento in acquisto in fase di contenimento dei prezzi che ha permesso di fermare la fase di discesa del prezzo, fermato a 4.60 euro proprio con acquisti di azioni proprie nella misura del 45% dei pezzi scambiati. Difficile comprendere, e quindi condividere, questa recente fase in cui la banca ha proceduto, a fronte di contratti conclusi per 315 mila pezzi, ad immettere sul mercato 135 mila azioni prelevate dal fondo azioni proprie.

Abitualmente l’utilizzo del fondo azioni proprie da parte delle società emittenti viene effettuato con l’obiettivo di calmierare le variazioni eccessive, sia in aumento che in diminuzione, del mercato. In questa specifica situazione, se l’obiettivo condiviso è superare il “panic selling” generato dalla liberalizzazione della quotazione immediatamente successiva ad un periodo di blocco sostanziale, riteniamo di poter esprimere il nostro dissenso rispetto alla gestione rilevata.

Non possiamo quindi che ribadire la necessità che gli organismi dirigenziali della Banca avviino un percorso di confronto con tutta la base societaria, per individuare consapevolmente quali siano le proposte e le soluzioni di interesse dell’intera compagine societaria. Ed è indubbio, considerate le dimensioni del gruppo soci, che tale confronto richiede la convocazione a breve dell’assemblea societaria che è, fino a prova contraria, l’unico momento di emersione della volontà della maggioranza dei soci.

Nel frattempo il Comitato Soci ha programmato per giovedì 1 dicembre 2016 – alle 20.30, nell’Auditorium Comunale di Gavardo in Via Quarena 8 (vicinanze del Municipio) – una riunione aperta alla libera partecipazione degli azionisti interessati ad un confronto costruttivo e propositivo sul futuro della Banca.

Brescia, 23.11.2016

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3 thoughts on “Banca Valsabbina, le nostre preoccupazioni sul titolo

  • Siamo sicuri che i termini per la quotazione del titolo sul mercato HI-MTF sono quelli indicati dalla Banca?
    Mi risulta che l’obbligo di quotazione su un mercato più trasparente e regolamentato per le Banche con attivi inferiori agli 8 mld sia il 31-12-2017 con possibile proroga.
    Ritengo che la quotazione anticipata e frettolosa sia figlia della consapevolezza di non essere riusciti a trovare una soluzione alla illiquidità del titolo!
    “Ottima strategia” anticipare la quotazione scaricando il problema su dei
    fantomatici “speculatori” se il titolo scende; d’altronde se le regole del mercato sono quelle….chiunque può acquistare e vendere con qualsiasi quantitativo.
    Sono dalla vostra!

    • Tommaso , come da mio intervento fatto la sera del convegno , bisogna che i soci si rendano conto di una cosa , il prezzo di una azione non e’ determinato dal luogo , fisico o virtuale dove questa viene scambiata , prezzo fatto dalla banca , il vecchio sistema presso Centrosim , l’attuale Himtf , o eventualmente Borsa Italiana , ma e’ determinato dalla domanda/offerta . Nulll’altro determina il prezzo . Anzi , penso che se fosse andata in Borsa Italiana , temo che l’attuale rialzo a 7 euro ( sperando che tenga questo limite ) non ci sarebbe stato , e per un motivo molto semplice , li’ gli operatori tendono ad allineare il prezzo di aziende simili , e guarda che le popolari quotate alla Borsa Valori prezzano meno della meta’ dei mezzi propri , cio’ significa che Valsabbina quoterebbe probabilmente tra i 3 e 5 euro . E’ comunque evidente che specialmente nella gestione del prezzo stabilito annualmente negli scorsi anni , il consiglio di amministrazione abbia commesso un grave errore, magari in buona fede , sperando che la situazione in Italia per le banche tornasse come 10 anni fa’ , ma amministratori accorti e professionali , e li’ si c’e’ molta carenza a mio avviso , avrebbero dovuto fin dal 2012 massimo 2013 , essere onesti/chiari , professionali e cominciare a ridurre il prezzo , questo per adeguarlo in parte alla situazione molto negativa dei mercati ormai da 5/6 anni . Le azioni bancatie , cosi’ come gli immbili , non hanno piu’ i prezzi di 10 anni fa’ , realta’ dura da digerire ma cosi’ purtroppo e’ . Continuare , non da parte dei soci ma degli amministratori , nello stare fermi con le fette di salame sugli occhi , ha mostrato la lora scarsa professionalita’ , mentre attorno il mondo e’ cambiato , ha poi portato ad un piu’ che dimezzamento del prezzo attuale. Nella sostanza non sarebbe cambiato moltissimo , ma con adeguamenti annui del – 10% si abbassava il prezzo fino a portarlo vicino al Patrimonio netto quindi circa 11 euro , e forse li’ avrebbe trovato un equilibrio tra domanda e offerta ed un po’ piu’ di scambiabilita’. Altro errore commesso , avrebbero dovuto , oltre a ridurre il prezzo ,non distribuire annualmente 3,9- 7,8 m/ di dividendi equivalenti a 10/20 centesimi ad azione ( 100/200 euro lordi 74/148 netti , direi poca cosa ) ma proporre la distribuzione di utili sotto forma di azioni ( 6/12 azioni ) , avrebbero azzerato l’utilizzo del Fondo Acq Az Proprie che aveva quindi i fondi l’anno successivo per riacquistare altre azione dando un po’ piu’di liquidita’ al titolo ( operazione tra l’altro fatta nel 2011/2012 ).
      Ora bisogna guardare al futuro , una operazione possibile per aiutare la tenuta ed un rialzo del titolo ( oltre naturalmente al miglioramento della situazione italiana ed in particolare di tutte le banche ) sarebbe quello di fare un piano triennale di BuyBack ( acquisto azioni proprie ) fino al 10 % delle azioni in circolazione , stabilendo un prezzo minimo , ipotizzerei 7/8 euro sotto cui la banca riacquista un po’ di azioni ( potrebbe arrivare quindi 3,3% annuo , utilizzando l’utile netto che non verrebbe distribuito ) . Puo’ poi , come sopra ridistribuire come dividendo le azioni acquistate , ma meglio ancora ANNULLARLE con evidenti vantaggi : Forte segnale al mercato che l’azione vale almeno se non di piu’ dei 7/8 euro , se poi acquistate a 7/8 euro cioe’ sotto il Patrim netto di 11 euro , automaticamente con l’annullamento si aumenta il Patrimonio netto delle residue azioni in circolazione ( Circa 1 euro ad azione di aumento a fine piano se acquistato il 10% di azioni . Ultimo Se in futuro si tornera’ a distribuire dividendo , cash o in azioni ,la base attuale di 35.587.000 si sara’ ‘ ridotta del 10% , cioe’ si distribuira’ il dividendo a ca 32.000.000 di azioni e sara’ quindi maggiore . Queste operazioni , non sono grande ingegneria finanziaria , sono e’ vero poco utilizzate in Italia , ma in Inghilterra e negli Usa , dove i mercati funzionano davvero, sono operazioni molto utilizzate quando gli amministratori ritengono che il valore delle loro azioni della loro azienda sia maggiore del prezzo a cui sono scambiate. Queste operazioni non risolvono in toto il vero problema che oggi le banche italiane , anche quelle discretamente gestite , non valgano nemmeno i mezzi propri ( per BCV 11,12 ), ma ritengo che prima o poi il mercato oggi totalmente negativo in futuro potra’ cambiare idea , pero’ possono aiutare la tenuta della quotazione e prepararla
      per speriamo futuri rialzi , se cambia il mercato , sempre che la banca sia gestita bene.
      E qui concordo con il comitato , che c’e’ bisogno di dare una scossa al consiglio , con nuove idee e nuove persone , il passato non e’ stato completamentte negativo , come per MPS Vicenza Veneto , pero’ sicuramente relativamente alla gestione prezzo/liquidabilita’ hanno dimostrato scarsa lungimiranza e scarsa professionalita’ e scarsa conoscenza dei mercati finanziari , e questo oggi in un mondo che cambia velocemente non e’ piu’ possibile.
      Scusate la lunghezza , gli argomenti se pur non difficili , richiedono dettagli in particolare per la quasi totalita’ dei soci , che non vivono di finanza e bilanci.
      Gabriele

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