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(DAI MEDIA) Valsabbina, aumenta la rabbia: cento azionisti pronti all’azione legale

settembre 28, 2016 / Comitato Soci Valsabbina / Dai giornali, News

Fatte le dovute proporzioni e distinzioni, perché allora i titoli erano quotati in Borsa con tutti i vantaggi e gli svantaggi del caso, per i bresciani questo panic-selling è un deja-vu. Ristorante il Ginepro di Iseo, anno 2001: «I cani e i dirigenti della Bipop non possono entrare» era scritto su un cartello. Oggi la protesta corre sui social, ma gli epiteti riservati ai dirigenti Valsabbina sono quasi dello stesso tono e per una banca del territorio la perdita di fiducia può pesare sulla raccolta e la collocazione di strumenti. Gli azionisti non perdonano l’illiquidità dei loro titoli – calati del 68% in 5 mesi e con un teorico già al -75% alla prossima asta – figuriamoci se quando li hanno comprati erano convinti che una caduta del prezzo sarebbe stata più improbabile del Brescia in Champions League.

La banca è solida ma le azioni crollano e sono illiquide

Secondo questo presupposto, che la banca non condivide assolutamente in quanto per l’istituto gli azionisti avrebbero ricevuto corretta informazione, lo studio associato Zanvettorbruschi ha raccolto 105 adesioni da altrettanti soci per far partire un azione legale contro Valsabbina. Sullo studio va detto che gli avvocati sono noti per operazioni di questo tipo: Zanvettor e Bruschi hanno chiesto (e ottenuto) il segretissimo libro soci di Veneto Banca facendo scattare una class action, poi sono partiti alla carica con la Popolare di Vicenza. Storie diverse, perché i bilanci di Valsabbina raccontano di una banca sempre in utile e decisamente più solida della media, ma sull’asse Vestone-Brescia monta il malumore dei soci per quelle azioni comprate credendo di fare un investimento più sicuro di un Bund tedesco. Oltre alla tranquillità di un prezzo fissato dal cda e i dividendi stanziati, i clienti diventavano azioni per gli incentivi su mutui e conti garantiti a chi possiede più di 200 titoli. Con la crisi (anche di fiducia) del mercato bancario, gli ordini di vendita hanno superato di gran lunga quelli di acquisto e il mercato dei titoli Valsabbina, interno e gestito sul ristrettissimo circuito delle Popolari, è andato in tilt tra il 2014 e il 2015. L’obbligata quotazione sul mercato secondario Hi-Mtf di questo luglio ha provocato una caduta di prezzo: chi non riusciva a vendere quelle azioni da due anni si è fiondato sul mercato e i 600mila ordini di vendita medi (e al meglio) non sono compensati dai 10mila di acquisto. Secondo la banca, che sta lentamente usando il fondo di riacquisto perchè «comprare le azioni di chi vendere non placherebbe comunque i malumori» la causa del crollo sarebbe un attacco speculativo dagli autori non ancora noti.

Gli avvocati: «Clienti non erano al corrente dei rischi»

«Chiederemo subito al Tribunale il libro soci: la trasparenza è necessaria», spiega l’avvocato Maria Bruschi facendo leva sulla segretezza dei soci Valsabbina (I verbali di quotate come Ubi sono altresì liberamente accessibili n.d.r.). «Il nostro studio sta difendendo davanti alle sedi competenti più di mille risparmiatori contro le note vicende di Veneto Banca, Popolare di Cividale e Popolare di Vicenza. I clienti hanno subito l’azzeramento dei loro investimenti senza mai avere ricevuto alcuna corretta informativa sul prodotto illiquido loro collocato», si legge nella nota diffusa dallo studio. Secondo gli avvocati: «Abbiamo raccolto 105 mandati da investitori della Valsabbina che non erano al corrente della volatilità del prodotto pensando di avere accantonato i loro risparmi di una vita in prodotti sicuri e che ora intendono procedere per azione di risarcimento se venissero confermate le violazioni di legge». L’azione collettiva sarà avviata entro ottobre. «Molti sono azionisti di Popolare di Vicenza e Veneto Banca: l’azzeramento delle azioni di questi istituti ha colpito fortemente anche Brescia», conclude Bruschi.

Valsabbina: «Queste dichiarazioni alimentano la speculazione»

La banca risponde con una nota ufficiale: «Riteniamo le dichiarazioni dello Studio Zanvettorbruschi altamente lesive dell’immagine della Banca. Ricordiamo anche che la Banca è un emittente strumenti finanziari diffusi tra il pubblico ai sensi del regolamento Consob 11971/1999. Peraltro, da luglio, le nostre azioni sono quotate sul mercato Hi-Mtf. Bisogna prestare molta attenzione nel fare queste affermazioni, che alimentano speculazioni danneggiando i nostri soci. Abbiamo dato incarico ai nostri legali per tutelare la reputazione della Banca e per valutare se si possano ipotizzare i reati di diffamazione e aggiotaggio».

vittoriocerdelli@yahoo.it

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